martedì 13 dicembre 2011

E' ora di toccare gli intoccabili!

A cura di Michele Dotti - http://www.micheledotti.it/ 

Ma è mai possibile che nessuno, dico nessuno, metta mai in discussione le spese in armamenti?

Pare un dogma di fede, non se ne può neppure discutere.

E infatti nessun partito ne ha fatto cenno, di fronte ad una finanziaria che calpesta i diritti di tutti e sacrifica i beni comuni pur di salvaguadare i privilegi di pochi potenti intoccabili.

Solo il Movimento Nonviolento, la Rete Disarmo, la campagna Sbilanciamoci e la Tavola della pace, con padre Alex Zanotelli lo hanno denunciato con il coraggio e la lucidità che li contraddistinguono!
La lobby delle armi, evidentemente, deve essere davvero convincente se riesce ogni volta a scomparire al momento opportuno come nessun bambino al mondo riesce a fare giocando a nascondino.
E così, in un momento di grandissima difficoltà per milioni di persone, si può valutare di tagliare qualunque cosa: sanità, istruzione, diritti dei lavoratori, tutele di base ai disabili, tutto... fuorché mettere in discussione gli enormi investimenti in armi.

Come Ecologisti e Civici noi abbiamo scelto di non tacere su questo punto decisivo e qualche giorno fa a Piazza Montecitorio abbiamo presentato una contromanovra tutta incentrata sul disarmo, sui tagli agli sprechi e alle grandi opere inutili.

Chiedo a tutti voi di diffondere queste informazioni a tutti i vostri contatti e con ogni canale possibile!

ELENCO DELLE SPESE PER ARMAMENTI DA TAGLIARE:

• CACCIA F-35. L’Italia ha una commessa di 15 MILIARDI DI EURO per l’acquisto dagli Stati Uniti d’America di 135 caccia F-35 (costo unitario ben 124 milioni di euro!)
• EUROFIGHTER. L’Ultima trance del programma (già spesi 13 miliardi di euro) per il caccia Eurofighter costerà all’Italia 5 MILIARDI DI EURO.
• AEREI SENZA PILOTI: Il nostro governo intende acquistarne 8. Costo complessivo 1,3 MILIARDI DI EURO.
• ELICOTTERI. L’Italia sta acquistando 100 nuovi elicotteri militari NH-90: costo complessivo 4 MILIARDI DI EURO
• NAVI DA GUERRA. L’Italia ha acquistato 10 fregate ‘FREMM’ costo complessivo 5 MILIARDI DI EURO
• SOMMERGIBILI. Il nostro paese sta acquistando 2 sommergibili militari: costo 1 MILIARDO DI EURO.
• SISTEMI DIGITALI PER L’ESERCITO: Il progetto «Forza Nec» serve a dotare le forze di terra e da sbarco di un sistema di digitalizzazione. Solo la progettazione in atto costa 650 milioni. La stima di spesa complessiva è intorno a 12 MILIARDI DI EURO.
Solo con la scelta di tagliare i nuovi programmi per l’acquisto di armamenti si potrebbe arrivare ad un risparmio di spesa di circa 43,3 MILIARDI DI EURO. Quasi il doppio della cifra che il governo intende prelevare operando un vero e proprio DISASTRO SOCIALE e riducendo drasticamente il potere di acquisto delle famiglie a reddito medio basso, i servizi sociali e usando gli enti locali come un bancomat per il Ministero dell’Economia.

Ma non basta perchè a queste misure si aggiungono altre proposte per tagliare la SPESA pubblica e gli SPRECHI senza tagliare il benessere dei cittadini.

• SCUDO FISCALE: Portando l’aliquota dello scudo fiscale al 20% si possono recuperare altri 7 MILIARDI DI EURO.
• OPERE INUTILI: Tagliando le opere inutili come il Ponte sullo Stretto di Messina, si possono risparmiare 8 MILIARDI DI EURO.
• OPEN SOURCE: Utilizzando software non proprietario nella Pubblica Amministrazione si possono risparmiare circa 400 euro per ogni computer: Complessivamente per tutta la PA si arriva a 3 MILIARDI DI EURO.
• SPRECHI E COSTI POLITICA: Tagliando il 70% delle ‘auto blu’ e con la riduzione delle indennità dei consiglieri regionali e dei parlamentari con i relativi vitalizi in tutt’Italia si arriva a risparmiare 7 MILIARDI.
Tagliando opere inutili, facendo pagare il giusto a chi ha evaso il fisco portando capitali all'estero (Scudo Fiscale), riducendo seriamente i costi della politica si possono risparmiare altri 25 MILIARDI DI EURO.   
IL TOTALE E' SCONVOLGENTE: Con 68,3 MILIARDI non solo si potrebbero rimettere in sesto i conti pubblici senza sforbiciare i redditi delle classi medio- basse ma avremmo a disposizione ingenti risorse per rilanciare la nostra economia puntando sulla green economy (rinnovabili, efficienza, bonifiche, dissesto idrogeologico, mobilità pubblica), sulla ricerca sull’innovazione e sulla qualità dei servizi e della vita.
Basti pensare che con il costo di un solo cacciabombardiere F-35 (124 milioni di euro) si possono realizzare 183 asili nido. Sarebbe praticamente risolto il problema delle liste d’attesa degli asili nido a Roma.
La gente deve sapere!!! Anche il diritto ad un'informazione corretta è un bene comune da difendere.

martedì 6 dicembre 2011

Mario Monti: rinuncio allo stipendio di premier. Ma non c'è nessuna patrimoniale per i ricchi


Mario Monti annuncia in conferenza stampa la rinuncia allo stipendio di Presidente del consiglio dei ministri.
Non percepirà quindi i 12.000 euro mensili previsti per la carica di primo ministro. Per qualcuno è un gesto simbolico importante. Altri evidenziano come in ogni caso gli restano 25.000 euro al mese di stipendio come senatore a vita e 35.000 euro di pensione.
Ma i 12.000 euro potranno contribuire ben poco a risanare i conti dello stato, mentre resta il dato a dir poco inquietante della mancanza totale di qualsiasi provvedimento per tassare i grandi patrimoni.
Come ha esortato continuamente Silvio Berlusconi, alla fine anche questa volta (mentre si cancellano i diritti, si colpiscono le pensioni) niente patrimoniale.
tratto da isegretidellacasta.blogspot.com

Altre 100 manovre come questa

Mi stupisce la disperazione e lo stracciamento di vesti che si accompagna a questa manovra. “Lacrime e sangue”, viene definita. Ma quando mai? Si tratta di una manovra soft, una robetta da nulla, una cosina irrilevante.

Elsa Fornero in lacrime

A lamentarsi a voce più alta sono spesso gli stessi che finora hanno ripetuto la lezioncina “i debiti si pagano!“, col severo tono moralista. Ebbene, sappiano questi signori che si tratta di una manovra da 20 miliardi in tre anni. Il nostro debito pubblico è pari a 1900 miliardi, e il conto è presto fatto: affinché “i debiti si paghino” occorrono altre 95 manovre come questa. E non si possono distribuire nel corso del prossimo secolo, vorranno mica che i nostri creditori aspettino così tanto, i debiti si pagano e in fretta altrimenti sai che brutta figura. E’ il “paradigma sociale prevalente“, come diceva Pietro Cambi.
Così, se l’obiettivo è davvero quello di pagare il debito, ciò che avete sentito ieri sera non è neppure l’antipasto, è un salatino. C’è da augurarsi che abbiano ragione i più complottisti, che sostengono che invece si tratta di un’operazione vòlta semplicemente alla spoliazione delle ricchezze del nostro Paese, perché in tal caso ci rimetteremmo di meno.
Mi auguro che il fare questi due conti riporti i toni dei maestrini moralisti a più miti consigli, e che si cominci invece ad affermare che il debito va ridiscusso, che in buona parte è illegittimo, che non dobbiamo pagare gli interessi sugli interessi, insomma che i cittadini comincino a chiedere di bloccare questa follia invece di preoccuparsi della brutta figura con gli strozzini.
In caso contrario, prepariamoci a piangere insieme alla Fornero per altre 95 volte.

tratto da stampalibera.it

Il massacro servito a cena

Scriviamo queste brevi note mentre è in corso la riunione del Consiglio dei ministri. Stasera (Dom. 4 dic. ndr), all’ora di cena, gli italiani si ritroveranno nel piatto la più odiosa e classista delle manovre economiche. Per farla è stato necessario sostituire il Buffone di Arcore con l’uomo delle cupole finanziarie. Torneremo domani, in maniera più dettagliata, sui provvedimenti del governo Monti. Ma le anticipazioni diffuse alla stampa sono più che sufficienti per un primo commento.
 
Mario Monti

Si tratta di una manovra dura ed antipopolare, guidata da una ferocia classista senza pari. Ci vengono in mente gli improvvidi festeggiamenti del 12 novembre, il consenso bulgaro al «governo dei professori», l’uniforme atteggiamento della stampa, l’entusiasmo di Bersani e Vendola per alcune frasi della Fornero. Ora alcuni sembrano svegliarsi (vedi le critiche dei sindacati confederali), ma finora dov’erano?
La verità è che Monti ha fatto quello che era naturale facesse, quello che tutti sapevano avrebbe fatto. Altro che equità! I diritti pensionistici vengono semplicemente devastati, le pensioni ridotte, i tempi del pensionamento dilatati per tutti (la soglia di riferimento è ormai quella dei 70 anni…), l’adeguamento all’inflazione bloccato. E pensare che qualcuno riteneva esagerato che si parlasse di massacro sociale.
Ma non ci sono solo le pensioni. C’è il ritorno dell’Ici (che ora si chiamerà Imu) sulla prima casa, si annunciano tagli agli enti locali, alla sanità (nuovi ticket in arrivo) ed ai trasporti pubblici. In compenso aumenterà l’addizionale regionale dell’Irpef. Ed infine, ciliegina sulla torta, si annuncia un aumento dell’IVA, due punti nel 2013 più mezzo punto nel 2014.
Se i destinatari del «dare» sono i soliti noti, idem per quelli dell’«avere»: mentre gli unici sgravi fiscali sono per le aziende, le banche avranno il debito garantito dallo Stato per sette anni. Che poi questa stangata venga presentata come «equa», giocando propagandisticamente su misure assai secondarie, come la tassazione di alcuni beni di lusso, è semplicemente una presa in giro che grida vendetta.
 
Susanna Camusso

Il «bello» è che questa porcheria – perfino la Camusso ha dovuto dichiarare che «fanno cassa sui poveri» – non basterà di certo a placare la sete dei cosiddetti «mercati», quei vampiri della finanza internazionale che sono i veri burattinai di questo governo golpista. E non servirà a salvare l’euro, contrariamente a quanto vorrebbero farci credere.
L’assenza di una vera patrimoniale è la riprova del fatto che anche il governo dei bocconiani galleggia, come quello precedente, in attesa che qualcuno sbrogli la matassa a Bruxelles, Berlino e Francoforte. Città dove il club dell’euro in effetti si agita ma senza convinzione, mentre in molti si chiedono ormai come verrà gestito l’Eurocrac, un evento di cui nei posti che contano si discute oggi più del «come» che del «se».
Le misure del governo non rispondono dunque ad alcun «interesse nazionale», ma solo a quelli della classe dominante. Finora l’uomo della Trilateral ha agito quasi in una curiosa situazione da laboratorio asettico, in assenza di opposizione sia in parlamento che nel Paese. Da domani, ne siamo convinti, non sarà più così. Il luogo dell’opposizione non saranno però le aule parlamentari, ma le piazze ed i luoghi di lavoro e di studio.
Con Berlusconi anche l’antiberlusconismo sta passando a miglior vita. Ora il volto del vero nemico è finalmente più distinguibile. Il nemico è il capitalismo finanziario, quello che chiamiamo anche capitalismo casinò, i cui agenti fondamentali nel nostro Paese sono proprio quelli che hanno preso i palazzi del potere, certo senza sparare un colpo, ma anche senza prendere un voto.
E’ questo dunque il momento della lotta, per difendere i diritti sociali, le condizioni di vita, la stessa democrazia. E’ il momento di svegliarsi, di porre fine ad ogni pigrizia, di chiamare tutto il popolo lavoratore alla ribellione. Sappiamo che non sarà facile. Forte è la sfiducia, la rassegnazione, il senso di una sconfitta vissuta da molti come ineluttabile. Lavorare per vincere questa sfiducia, per battere la rassegnazione, per riavviare il conflitto sociale è il compito che abbiamo davanti.
Ma siamo fiduciosi, perché c’è pur sempre un momento in cui si dice basta. E molti indicatori ci dicono che la misura è davvero ormai colma.

Dal sito: http://www.tlaxcala-int.org/article.asp?reference=6346

martedì 29 novembre 2011

E adesso gli Angli vogliono affondare gli Stati

tratto da Stampalibera.it

Scendono in campo le corazzate del rating. Ecco alcuni titoli:

Moody’s: a rischio rating 87 banche europee. Nel mirino istituti spagnoli (21) e italiani (17) (fonte: ilsole24ore)

Moody’s: rating Ue a rischio, possibili default multipli. Usa: bene le azioni Ue anti-crisi (Fonte: Gazzettino.it)

Moody’s : Le strette fiscali della zona Euro, bloccano crescita e rating (ilsole24ore)

Oggi dobbiamo evidenziare questa lotta fra squali, ovvero da una parte le Agenzie di rating, al servizio della Banche Angloamericane, e dall’altra le Banche Europee, che fin qui hanno vissuto di rendita o meglio, in pace. Ma non contenti, quelli di Moody’s decretano che in Europa sono possibili default multipli degli Stati. MA VI RENDETE CONTO DELLA ESTREMA GRAVITA’ DI QUESTE PERENTORIE AFFERMAZIONI??? Qualcuno potrebbe chiedersi: “Questo cosa comporterebbe?”. In una parola: LA MISERIA, credo. Quando parliamo di default dovete iniziare una ricerca sugli anni dell’Argentina di Menem. Lì trovate dei precedenti. Precedenti storici più antichi, invece, li abbiamo con la Repubblica di Venezia, che é passata dal potere finanziario sul Mondo ad una decadente imitazione di quello che era negli anni in cui era protagonista. Anche l’America della crisi del ’29 può dare un’idea di cosa potrebbe succedere. Anche lì successe che l’Inghilterra si fece comprare il debito dagli USA esportando di fatto la crisi! Non parliamo dell’Italia di quel tempo in quanto “miseria” c’era prima e misera é rimasta dopo. Difatti le crisi non avvengono nei paesi poveri ma nei paesi opulenti.

Vi é da smascherare un’altra dabbenaggine ed é quella della presunta crescita dell’Inghilterra (evidenziata nei rapporti OCSE e ripresa dalle agenzie di rating) e della presunta nostra recessione. Se mi raccontano la favola di Cappuccetto Rosso ci credo di più del fatto che gli inglesi, notoriamente senza industrie, senza intelligenze, senza agricoltura e senza artigianato, possano avere una crescita! O meglio la crescita la potranno avere, ma della povertà. Con la loro unica industria delle armi difficilmente credo difficile possa esserci “crescita”! Come ben saprete gli inglesi hanno vissuto fino ad oggi di speculazione e truffa finanziaria ai danni dei paesi UE. Ora é vero che potrà esserci una crescita solo se la speculazione finanziaria aumenterà…. Ecco quindi il motivo cari amici per cui essere agitati.

E allora che cos’é tutta questa messinschena? Non viene anche a voi il dubbio che queste, più che verità oracolari, siano solo dei desiderata? Noi crediamo che gli Angli stiano quantomeno augurandosi se non sollecitando che quanto da loro paventato accada! Siamo giovani ma ringraziando Dio un po’ di sale in zucca lo conserviamo e coltiviamo sacralmente la memoria delle cose importanti. Ad essere pratici le affermazioni di Moody’s sembrano più un vero e proprio tentativo di destabilizzazione, anzi, sono loro stessi che determinano e impongono la crisi. Questi sono i nostri ragionamenti senza pretendere di avere il dono della Verità. A voi lettori valutare attentamente queste mosse del nemico.

lunedì 28 novembre 2011

Rivolta il Debito!!!


Appello per un audit dei cittadini sul debito pubblico

Dalla Francia ( http://www.audit-citoyen.org/ ) proviene un appello per creare una commissione di audit del debito pubblico in grado di visionare come è fatto quel debito, come è stato contratto a favore di chi e di quali interessi. Noi vogliamo fare nostra questa proposta per rivedere in profondità l'entità del debito pubblico italiano accumulato nel tempo per favorire rendite, profitti, interessi di casta e di una ristretta elite e non certo per favorire le spese sociali, l'istruzione, la cultura, il lavoro. Una proposta che serve per impostare un'altra politica economica, del tutto alternativa a quella avanzata in questi anni dai vari governi che si sono succeduti e improntata alla redistribuzione della ricchezza, alla valorizzazione dei beni comuni, del lavoro, del welfare, dell'ambiente contro gli interessi del profitto e della speculazione finanziaria. Una politica economica per il 99% contro l'1% del pianeta.

APPELLO PER UN AUDIT DEI CITTADINI SUL DEBITO PUBBLICO
Scuole, ospedali, alloggi d’urgenza…Pensioni, disoccupazione, cultura, ambiente…viviamo quotidianamente l’austerità finanziaria e il peggio deve venire. “Noi viviamo al di sopra dei nostri mezzi”, questo è il ritornello che ci viene ripetuto dai grandi media. Ora “occorre rimborsare il debito” ci si ripete mattina e sera. “Non abbiamo scelte, occorre rassicurare i mercati finanziari, salvare la buona reputazione, la tripla A”. Non accettiamo questi discorsi colpevolizzanti. Non vogliamo assistere da spettatori alla rimessa in discussione di tutto ciò che ha reso ancora vivibile le nostre società, anche in Europa. Abbiamo speso troppo per la scuola e la sanità oppure i benefici fiscali e sociali dopo venti anni hanno prosciugato i bilanci? Questo debito è stato contratto nell’interesse generale oppure può essere considerato in parte come illegittimo? Chi possiede questi titoli e approfitta dell’austerità? Perché gli Stati devono essere obbligati a indebitarsi presso i mercati finanziari e le banche mentre queste possono farsi concedere prestiti direttamente e a un costo più basso dalla Banca centrale europea? Non accettiamo che queste questioni siano eluse o affrontate alle nostre spalle da esperti ufficiali sotto l’influenza delle lobbies economiche e finanziarie. Vogliamo dire la nostra nel quadro di un ampio dibattito democratico che deciderà del nostro avvenire comune. In fine dei conti, siamo dei giocattoli nelle mani degli azionisti, degli speculatori e dei creditori oppure cittadini, capaci di deliberare insieme sul nostro avvenire? Noi ci mobiliteremo nelle nostre città, nei quartieri, nei villaggi, nei nostri luoghi di lavoro, lanciando l’idea di un grande audit del debito pubblici. Vogliamo creare sul piano nazionale e locale dei collettivi per un audit dei cittadini con i nostri sindacati e associazioni, con esperti indipendenti, con i nostri colleghi, i vicini, i concittadini. Prenderemo in mano i nostri destini perché la democrazia riviva.

Marie-Laurence Bertrand (CGT); Jean-Claude Chailley (Résistance sociale); Annick Coupé (Union syndicale Solidaires); Thomas Coutrot (Attac); Pascal Franchet (CADTM); Laurent Gathier (Union SNUI-Sud Trésor Solidaires); Bernadette Groison (FSU); Pierre Khalfa (Fondation Copernic); Jean-François Largillière (Sud BPCE); Philippe Légé (Économistes atterrés); Alain Marcu (Agir contre le Chômage!); Gus Massiah (Aitec); Franck Pupunat (Utopia); Michel Rousseau (Marches européenne); Maya Surduts (Collectif national pour les droits des femmes); Pierre Tartakowsky (Ligue des droits de l'homme); Patricia Tejas (Fédération des Finances CGT); Bernard Teper (Réseau Education Populaire); Patrick Viveret (Collectif Richesse) ; Philippe Askénazy, économiste; Geneviève Azam, économiste; Étienne Balibar, philosophe; Frédéric Boccara, économiste; Alain Caillé, sociologue; François Chesnais, économiste; Benjamin Coriat, économiste; Cédric Durand, économiste; David Flacher, économiste; Susan George, écrivain; Jean-Marie Harribey, économiste; Michel Husson, économiste; Stéphane Hessel, écrivain; Esther Jeffers, économiste; Jean-Louis Laville, sociologue; Frédéric Lordon, économiste; Marc Mangenot, économiste; Dominique Méda, sociologue; Ariane Mnouchkine, artiste; André Orléan, économiste; Dominique Plihon, économiste; Christophe Ramaux, économiste; Denis Sieffert, journaliste; Henri Sterdyniak, économiste.


http://www.rivoltaildebito.org/contenuto/appello-un-audit-dei-cittadini-sul-debito-pubblico/

giovedì 24 novembre 2011

Applicare il referendum: riducete le bollette del 7% oppure lo faremo noi cittadini

Applicare il referendum
Con la pubblicazione, in data 20 luglio 2011, del Decreto del Presidente della Repubblica n. 116 è stata sancita ufficialmente la vittoria referendaria e l’abrogazione della norma che consentiva ai gestori di caricare sulle nostre bollette anche la componente della “remunerazione del capitale investito”.
Se non saranno le istituzioni a far rispettare l’esito del referendum, saranno le cittadine e i cittadini a farlo.
Per questo lanciamo la campagna di obbedienza civile: ovvero il rispetto della volontà popolare eliminando il profitto dalle bollette.

Perchè una campagna di "obbedienza civile"
 La “remunerazione del capitale investito”, che ricordiamo, è pari al 7% della sommatoria degli investimenti effettuati nel periodo di affidamento al netto degli ammortamenti, nella generalità dei casi, incide sulle nostre bollette per una percentuale che oscilla, a seconda del gestore, fra il 10% e il 20%.
Il referendum era stato proposto per far valere un principio chiaro: nella gestione dell’acqua non si devono fare profitti! E la risposta dei cittadini (95,8% a favore della cancellazione del profitto) non lascia alcun dubbio sull’opinione, praticamente unanime, del popolo italiano.
Oggi, a distanza di alcuni mesi, risulta che, in tutto il territorio nazionale, nessun gestore abbia applicato la normativa, in vigore dal 21 luglio 2011, diminuendo le tariffe del servizio idrico. In altre parole tutti i gestori del servizio idrico italiano hanno ignorato con pretestuose argomentazioni l’esito referendario.
Questo non può essere accettato!
Perciò chiediamo a tutti i cittadini italiani utenti del servizio idrico di aderire alla campagna di “obbedienza civile”

In cosa consiste la campagna di "obbedienza civile"
 La campagna di “obbedienza civile” consiste nel pagare le bollette, relative ai periodi successivi al 21 luglio 2011, applicando una riduzione pari alla componente della “remunerazione del capitale investito”.
E’ stata chiamata di “obbedienza civile” perché non si tratta di “disubbidire” ad una legge ingiusta, ma di “obbedire” alle leggi in vigore, così come modificate dagli esiti referendari.
Lo scopo principale della campagna di “obbedienza civile” è ovvio: ottenere l’applicazione del risultato che è inequivocabilmente scaturito dai referendum.
Con la mobilitazione attiva di centinaia di migliaia di cittadini ci proponiamo di attivare una forma diretta di democrazia dal basso, auto-organizzata, consapevole e indisponibile a piegare la testa ai diktat dei poteri forti di turno.
Ci proponiamo anche di dare una risposta all’evidente crisi della democrazia rappresentativa dei partiti, ormai diventata impermeabile non solo alle istanze della società, ma persino ai formali esiti delle consultazioni codificate nella nostra Carta Costituzionale, come appunto i
referendum abrogativi.
Dal 1 Gennaio 2012 parte in tutta Italia la campagna di “obbedienza civile”. Unisciti anche tu!

Il comitato promotore del referendum sull'acqua bene comune